Si chiude un altro anno, intenso, diverso, emozionante e veramente denso di tante attività, idee e sogni [alcuni dei quali sono poi diventati progetti].

Il 2017 si lascia alle spalle tanta condivisione ed altrettanta collaborazione con molti professionisti sparsi un po’ ovunque in Italia.

Piuttosto che fare la solita carrellata di risultati e “successi” che, spesso e volentieri, leggiamo online e (quasi) sempre sono orientati ad un obiettivo economico, preferisco condividere con te alcune delle cose che ho appreso quest’anno per focalizzare le energie sul prossimo.

Anche nel fallimento c’è sempre un lato positivo

Gestire e portare avanti un’azienda è un’attività complessa; spesso chi ci lavora non ha percezione del reale grado di responsabilità, impegno e sacrificio richiesto. Organizzare e programmare le scelte aziendali per tempo, cercando di guardare avanti mantenendo sempre fede alla propria vision, diciamo almeno da qui a dodici mesi, è un’attività altrettanto articolata per una serie di ragioni.

La prima è il tempo: “dodici mesi” nel mondo digitale è un’era geologica, potendo succedere davvero di tutto. Pensa ad esempio al tema bitcoin e blockchain: chi avrebbe mai immaginato ad inizio anno che sarebbe entrato di diritto nel circuito del mainstream ?

Inoltre, ed è ancora più importante, ad inizio anno sei carico di energia e di aspettative e tendi inevitabilmente a gonfiare le stime, immaginarti percorsi e proposizioni che già al primo trimestre dovresti capire che difficilmente raggiungerai. Ma sei ancora troppo carico, troppo felice e gasato di ciò che stai facendo per rendertene conto. Ti ritrovi a dover rincorrere i tuoi obiettivi, modificando in corsa tante attività, tagliando ciò che ritieni superfluo, sempre sperando che non sia una mossa eccessivamente azzardata e quando, oramai giunto al terzo quadrimestre, è inevitabilmente tardi, con l’acqua alla gola devi iniziare a correre come uno sprinter che, però, rischia di arrivare col fiato corto al rush finale.

Quello che mi ha insegnato il 2017 è proprio questo:

cerca di ragionare, riflettere e progettare, cercando di mescolare, ed equilibrare, la giusta dose di entusiasmo e prospettiva con ciò che effettivamente poi sarà realizzabile.

L’importanza di avere una casa

In questi anni abbiamo sempre pensato che il lavorare da remoto fosse la strada da perseguire, spesso in modo anche rigido. È poi sorta l’esigenza , forse dettata dall’età ?! 😀 , di avviare un’attività di formazione di professionisti appassionati, a prescindere dall’età, così che si potesse dialogare e confrontarsi in modo diretto.

Per questo abbiamo aperto una nuova sede aziendale a Reggio Calabria che in tal senso ha già dato la possibilità di interconnettere tante belle realtà.

Ed ancor di più, sempre seguendo questa linea di ragionamento, abbiamo scelto di contribuire alla nascita di H4C srl, azienda che fa da cappello al coliving che Roberta Caruso sta sperimentando da qualche anno a Montalto Uffugo. Nel prossimo anno i coliving di H4C saranno sempre più la casa degli smart worker di Evermind: ognuno di noi ha necessità di un posto dove sentirsi “a casa”; se poi questo posto dà anche la possibilità di coniugare lavoro ed esperienze di viaggio su diversi territori, anche meglio no ?!

L’ospitalità e le persone: il nostro centro focale

Quella che all’inizio era una bella idea, forse un sogno, quest’anno è diventata una realtà concreta. Il Festival dell’Ospitalità mi ha insegnato che ogni luogo, urbano o decentrato che sia, conserva una storia, una tradizione che va raccontata. E bisogna farlo per non disperderla, perché la tendenza in un mondo frenetico e maledettamente veloce, è sempre più quella di dimenticare in fretta e lasciarci alle spalle il passato, guardando vorticosamente al domani.

Il Festival mi ha consentito di viaggiare ovunque in Italia, di conoscere tante realtà diverse tra di loro ed ognuna unica nel suo genere. Ed è stato ancor più bello vedere come ogni territorio ha un suo modo di fare ospitalità, diverso ma con una linea comune a tutti: le persone. Sono le persone il centro focale sul quale concentrarsi; noi lo faremo sempre più , cercando di stringere quante più relazioni umane possibili. Perché l’epoca dell’ego-centrismo e de l’ “ismo” a tutti i costi ha lasciato il passo ad un mondo che vuole ed anela a far sì che si possa entrare in contatto con l’altro.

La libertà rende felici: smart working

Uno dei motivi che ci ha portato a creare Evermind è stato il voler contrastare una situazione lavorativa che non solo non ci faceva sentire felici, ma soprattutto non ci consentiva di crescere professionalmente.

Durante quest’anno ho avuto la fortuna di incontrare tantissime persone in molti posti diversi, da nord a sud; con molte di queste oggi siamo in contatto costante e stiamo sognando e progettando nuove attività per il 2018; con altre, invece, non siamo più in contatto e me ne dispiaccio. Ci sono stati periodi dove negli altri sentivo forte il malessere interiore, l’instabilità e l’insoddisfazione verso la propria vita, o, forse più semplicemente, il non farsi le giuste domande.

La sfida più grande che abbiamo davanti è proprio quella di uscire dalla nostra zona di comfort.

Lo smart working è ben più che la sola possibilità di lavorare da remoto. Adottare una politica aziendale di smart working, cosa che Evermind ha fatto sin da subito nel 2011, vuol dire principalmente disegnare i propri processi aziendali-organizzativi basandosi su concetti come flessibilità e valutazioni di performance fuori dagli schemi classici, ripensando, quindi, la valorizzazione di ogni singolo professionista all’interno dell’azienda.

In tal senso , è la fiducia ciò che fa la differenza. Invertire il processo organizzativo piramidale dove un capo delinea i task delle varie risorse, in favore di un modello dove si responsabilizza il professionista facendolo diventare proprietario del proprio lavoro. Così facendo, si ha più libertà nel gestire le proprie ore lavorative avendo la possibilità di bilanciarle correttamente con la propria vita privata.

Ciò che fa sì che ognuno di noi sia libero, libero di decidere ed organizzarsi come meglio crede per svolgere il proprio lavoro nel modo che si ritiene più opportuno.

Lavora per raggiungere questo obiettivo, ne guadagnerai – non solo economicamente.

Vivi bene, vivi felice. Semplicemente vivi, perché, come diceva Mandela:

“Il compito più difficile nella vita

è quello di cambiare sé stessi”

 

 

Buon 2018!

 

 

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autore

Cercando l'impossibile, l'uomo ha sempre realizzato e conosciuto il possibile, e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava possibile non sono mai avanzati di un sol passo.

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