Marco e Francesco sono andati all’Happy Birthday Web.

 

Speech di spessore I contenuti portati al pubblico sono stati di spessore, la storia del web raccontata da chi ha cominciato a plasmarlo in Italia o da chi l’ha materialmente portato alla luce, ovvero Sir Tim Berners Lee. Sicuramente dell’entusiasmo su come riprendersi il proprio spazio è trasparito dall’intervento di Marco De Rossi. Altri interventi si sono dimostrati molto interessanti e fonte di riflessione: in particolare quello di Leorizio D’Aversa sull’importanza dell’e-commerce per le PMI ma anche per l’utenza domestica, l’illuminante Ignite sull storia del Wiki, di Frieda Brioschi e una riflessione filosofica con un pizzico di Sociologia di Gloria Origgi sull’uso dei Social Network.

 

Ex Catedra Senza negare il valore assoluto di quanto detto all’evento, abbiamo avuto un forte sentore di rigidità. L’evento, molto ufficiale e sponsorizzato, aveva una impostazione “one to many”, dal palco ognuno esponeva il proprio mini keynote e poi lasciava la scena al presentatore Riccardo Luna. Sembrava di essere in una trasmissione TV, una convention, non si sentiva la partecipazione del pubblico, non ve ne era spazio. A nulla è valso il tentativo di sentire di tanto in tanto “l’inviato da Twitter”, cui veniva chiesto di citare dei tweet “significativi”.

 

Twitter come Godot Per tutta la durata della convention è stato citato Twitter, veniva sponsorizzato l’hashtag #hwb11 da utilizzare per twittare sull’argomento, ma i tweet non sono mai entrati nella conversazione, anche perchè, come ho detto prima, una conversazione tra palco e pubblico non c’era. Sono stati presi  in considerazione solo quando si lamentavano della qualità della connessione WIFI (davvero bassa).

 

In realtà una conversazione parallela c’era Come a scuola, in cui gli alunni chiacchierano tra di loro, si lanciano messaggi vari, mentre il professore spiega. Allo stesso modo, al Tempo di Adriano (luogo dell’evento), si twittava tra spettatori e gli organizzatori se lo sono perso, solo qualche tweet di Luna si è inserito nella conversazione, ma davvero poco.  Molti dei tweet erano di commento, ma alcuni si concentravano proprio sul non essere parte dell’evento, solo un margine folkloristico del tipo “Sentiamo su twitter che dicono”, per poi far ricadere la scelta, per forza di cose, su tweet di congratulazioni per questo o quell’altro intervento.

 

Parlare di “nuovo” ed agire da “vecchio” L’evento ci ha lasciato dei momenti di pregio, ascoltare invece di entrare sempre in conversazione è anche piacevole. Ma in generale una sensazione di passività ha fatto perdere un po’ lo smalto a tutti gli interventi. Come possiamo sentire parlare di condivisione, di partecipazione, di Wiki, quando stiamo solo assistendo ad uno speech senza nessuno che si fermi ad ascoltare le riflessioni e le domande del pubblico? E’ in questo che l’evento è sembrato un po’ autoreferenziale ed artefatto. Si parlava di Web, ma come se fosse un alieno, come se fosse quella scatola lì, come quando parli di una persona che è nella stanza, facendovi riferimento come se non ci fosse.

 

Si poteva discorrere nei Workshop Sono stati attivati due Workshop, momenti di discussione e riflessione, esclusivamente sui contenuti ed argomenti dei workshop stessi. Scelta sicuramente valida, per focalizzare il lavoro e gli interventi, ma indubbiamente restrittiva. Ogni intervento sarebbe potuto essere un workshop, per ogni argomento c’era da dire e da discutere. Il nonno in giubbotto di pelle che dice “Io sono giovane” Per tutta la durata dell’evento quindi come un mantra si ripetevano le keywords: “Twitter, Web, 2.0” eppure sembrava una convention 1.0 che si atteggiava a Social Event. Ed alla fine siamo andati via un po’ con questa sensazione, di aver assistito ad un bello spettacolo, perchè bisogna ammettere che era organizzato e diretto veramente bene. Senza sbavature nella conduzione e nei tempi. Presentazioni perfette e d’impatto, speaker preparati e di livello indiscutibile. La sensazione di aver partecipato un po’ è mancata, perchè lo spazio lasciatoci era solo a margine. Limitato nei confini predefiniti dei Workshop e del Question Time con Tim Berners Lee.

 

Restiamo comunque dell’idea che eventi come questi debbano moltiplicarsi, la cultura digitale di questo paese è molto indietro rispetto alle potenzialità che può esprimere e anche solo sentirne parlare, sentire le storie pioneristiche di Stefano Quintarelli e del “Funky Professor“: Marco Zamperini, deve portare ad aprire gli occhi e le orecchie ai vecchi tromboni che ti dicono, “Ah tu lavori con internet.. coi siti” e che tengono il paese bloccato per mancanza di tendenza all’innovazione. Non negheremo mai il valore dell’esperienza raccontata, ma allo stesso tempo sentiamo il forte desiderio, da perfetti utenti della rete, di interagire con questa esperienza. Buon compleanno Web!

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