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La promozione di una destinazione turistica è la sfida che l’industria del turismo italiano sta affrontando oramai da tanti anni con risultati altalenanti: eccellenze sparse a macchia d’olio, si contrappongo a clamorosi fail.

Sta suscitando molte polemiche e discussioni online (specialmente sui social) un post di Selvaggia Lucarelli con il quale si scopre che la Regione Calabria ha deciso di promuovere il suo territorio tramite una (discutibile) creatività sulla rivista che distribuisce il vettore Ryanair sui suoi voli.

A ben vedere, questo è solo l’ultimo caso (eclatante) di una serie di errori e discutibili attività di promozione.

Ricordo , così a titolo sparso, la brochure realizzata dal Comune di Cosenza nella quale si poneva in bella mostra il gerarca nazista Himmler con la logica di promuovere il territorio cosentino tramite la ricerca del tesoro di Alarico.

Poi ancora lo spot 3d dei Bronzi e le varie campagne legate a queste meravigliose ed uniche statue custodite al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Potremmo continuare citando la volta in cui ci presentammo allo Skipass, la fiera del turismo invernale, e lo stand della Regione Calabria usava una bellissima immagine di Capo Vaticano, nota località balneare vicino Tropea, che nulla ha a che fare con lo sciare.

Tirando una linea, ci ritroviamo nel 2016 a lamentarci, discutere, confrontarci, oramai con un senso latente di frustrazione, sull’incapacità delle varie amministrazioni e confederazioni nel promuovere la bellissima Calabria.

 

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E’ pur vero, però, che c’è una confusione terribile sul target di viaggiatore cui vogliamo rivolgerci: famiglie? Giovani? Coppie? Escursionisti? Sportivi? Vogliamo veramente portare avanti delle strategie per promuovere il turismo di massa?

Essendo tornato a vivere in Calabria dopo 15 anni passati in giro per l’Italia (per motivi personali, di studio e professionali) credo di poter scrivere di essermi fatto un’idea abbastanza precisa di quella che sia la variegata situazione sul territorio. Inizio sicuramente nell’escludere da queste considerazioni le Istituzioni, è inutile porsi il problema, sono incancrenite, vivono e convivono con l’assistenzialismo pubblico che è il primo male di tutto il paese Italia, figuriamoci in una delle regioni più povere.

Nel corso di questa mia nuova esperienza di vita, ho avuto modo di incontrare, confrontarmi e dialogare con tantissime realtà imprenditoriali, associazionistiche e giovani (e meno giovani) armati di tantissima passione e buona volontà che spesso si sostituiscono allo Stato , alla Regione ed alle altre Istituzioni nel promuove il territorio calabrese.

Potrei scrivere di strumenti tecnologici, potrei scrivere di innovazione, potrei citare i mille siti visitqualcosa (.it / .com), siti web dei territori o delle varie strutture ricettive che non hanno le più basilari regole , come l’essere responsive, utilizzare foto scattate da fotografi professionisti, usare inglese (o altra lingua) correttamente, qualità dei contenuti, ecc. ecc.

Potrei piuttosto lamentare la mancanza strutturale di fondi e come non sia sufficiente affidarci a ciò che la natura ci ha donato, non si vive di solo mare, di sola montagna, nè di entrambe.

Per poter promuovere correttamente un territorio credo si debba partire da questi fattori chiave:

  1. Passione
  2. Strategia
  3. Formazione
  4. Collaborazione

Di questi, è evidente che in Calabria, come anche in altre regioni, le ultime tre voci mancano completamente ed a tutti i livelli. Si parla tanto di collaborazione, ma in un territorio così tanto frastagliato, ci si riduce spesso ad eccellenze sparse a macchia d’olio (non le cito perchè sicuramente mancherei nell’elencarne alcune). Basta partecipare ad uno qualsiasi dagli eventi organizzati per capire che gravitano sempre le stesse centinaia di persone.

Manca l’umiltà di ammettere che troppo spesso manca la professionalità (e quelle che ci sono, non vengono usate a dovere). Insomma, c’è speranza?

Beh si, facciamo un bell’esame di coscienza, cerchiamo di smetterla di lamentarci della mancanza di questa o quella infrastruttura; concentriamoci nel fornire servizi di qualità, concentriamoci ripartendo dall’ospitalità, quella vera, che può condurci in un percorso di crescita sostenibile perchè come scrive giustamente Danilo:

Per far si che questo avvenga è necessario creare un ambiente culturale nel favorire questa spinta.

E’ necessario creare  una rete di relazioni adeguate, c’è bisogno di affinità elettive. Che significa?

Che abbiamo bisogno di persone che condividano visioni e valori comuni, interessi convergenti, affettività e lealtà autentiche che inneschino un mutuo supporto in vista di un impresa straordinaria quale è quella di una via che prima di essere industria e fatturato sia ricchezza culturale e benessere sociale.

Il cambiamento ha bisogno di comunità consapevoli, ma le comunità vanno costruite, non si trovano al mercato.

L’anno scorso abbiamo organizzato , assieme all’associazione TerreArse Lab di Reggio Calabria, la prima edizione del Festival dell’Ospitalità con l’idea di ripartire proprio da questi concetti, riscoprire la nostra identità, lavorare sull’ospitalità e soprattuto creare una rete di relazioni adeguate per promuovere il territorio calabrese.

Replicheremo quest’anno, sempre il primo weekend di Ottobre – se avete idee, proposte, voglia di collaborare e mettervi in gioco, potrebbe essere un buon modo per smettere di lamentarci ed iniziare fattivamente a creare la rivoluzione socio-economica che il territorio merita.

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Cercando l'impossibile, l'uomo ha sempre realizzato e conosciuto il possibile, e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava possibile non sono mai avanzati di un sol passo.

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