Questo è un argomento puramente massmediologico. Nasce però da una riflessione che ho fatto fin da quando ho avuto il mio primo pc e da alcune conversazioni con Francesco Biacca. I miei genitori, visto il considerevole numero di ore che vi trascorrevo, erano soliti ripetere "Stai sempre al computer", "Sempre con il computer" e amenità simili. Un giorno risposi che stare "al computer" è una definizione riduttiva, poichè le attività da svolgere erano così tante e differenti che non aveva senso inscatolarle in tal modo. Come dire
ad una casalinga che sta sempre "in casa". Questo idilliaco aneddoto casalingo mi serve per traslare questo concetto al mondo dei social network intesi come forma di mass media. I mass media possono essere non solo la TV, i giornali o la radio che, da una grande fonte posta in alto, inondano i passivi telespettatori con il broadcasting dei loro contenuti. I media di massa sono anche strumenti, mezzi di comunicazione USATI attivamente dalla massa. Vista l'estensione che i social network hanno, azzarderei il termine Social Mass Media.
Vorrei concentrarmi su Facebook e Twitter, per un istante riprendo in modo estremamente sintetico un concetto massmediologico della temperatura dei media, della buon'anima di McLuhan. Un medium si dice caldo quando surriscalda un solo canale comunicativo, riempendolo di tutte le informazione necessarie per godere del contenuto (esempio classico: la radio che usa solo il canale auditivo). Un medium si dice freddo quando l'informazione passa per più canali, che così non ne sono surriscaldati, però rendendoli complementari (esempio classico: la televisione che usa il canale visivo e auditivo), in modo che la fruizione del contenuto non possa essere al 100% se non concentrandosi con entrambi i canali. Ma quindi il pazzo che sta scrivendo vuole paragonare Twitter e Facebook a Radio e Tv? Si! Perchè io ritengo che Twitter sia un Social Medium caldo e Facebook, invece, a temperatura variabile, tendente al freddo.
Andiamo al sodo della questione. Twitter ci mette a disposizione 140 caratteri, e basta. In questo spazio dovrebbe, per un uso veramente efficace, entrare tutta la comunicazione che vogliamo effettuare in quel momento, niente immagini, niente video. Solo testo, che ovviamente può essere un link. Da questo punto di vista mi pare chiaro, che traslando nelle peculiarità dei Social Media, venga necessariamente surriscaldato il canale visivo, oppure per meglio dire, il canale specifico della comunicazione testuale (categoria testè inventata, ma che rende l'idea). Facebook invece non ha propriamente bisogno di usare più canali per completare la comunicazione da parte di un soggetto, ma mette a disposizione sia quello testuale che quello visivo, qualora l'utente volesse usarli entrambi. Ecco perchè possiamo comunicare pubblicando un'immagine che commentiamo, pubblicando un link ad una pagina. Il meccanismo dei commenti poi permette di generare una discussione anche quando quello che scriviamo deve essere completato da quello che vi alleghiamo. Tutta questa discussione accademica per individuare il fatto che Facebook incorpora le modalità comunicative di Twitter, al 100% (non confondiamo gli @ e # che sono strumenti di twitter). E' per questo che un tweet, se ben scritto, potrà sempre andare tranquillamente su Facebook, sarà comprensibile, mentre uno stato di Facebook, se pubblicato anche su twitter dovrà essere appositamente confezionato. Ci siamo posti questo problema, linkando la nostra Fan Page al nostro profilo Twitter. Io personalmente mi sono reso conto che quando pubblico uno stato sulla Fan Page in realtà ho in mente un cinguettio, in modo da fornire le informazioni ai follower di entrambe le parti. Avverto molto questa differenza di grammatica. Anche perchè ci sono altri contenuti, link a video o foto, che non possono essere pubblicati contemporaneamente, ma che vanno pubblicati e condivisi confezionando il messaggio per il Social Network di riferimento, al fine di rispettarne la sintassi e garantire la comprensibilità. A breve un post sulla differenziazione delle audiences tra Twitter e Facebook. E voi invece come gestite la comunicazione multisocialmediale?

Caro Marco,
molto interessante questa tua panoramica massmediologica su due dei fenomeni di comunicazione più dirompenti dei nostri giorni. Io personalmente non uso Twitter, anche se mi ha stupito la funzione realmente sociale che questo media ha assolto di recente (vd. rivolte nel Maghreb) e che spero possa continuare ad assolvere in futuro (vd. democrazia tout court). Ma non ti posso neanche nascondere che il fascino dell’ipertesto, dell’interconnessione tra strumenti di comunicazione differenti (audio, video, testo e chi più ne ha più ne metta) per me resta al primo posto. Forse si va verso un’ulteriore contrazione dei contenuti (non voglio assolutamente dire semplificazione) capace di restringere ancora di più i tempi di fruizione. Universi in parte esplorati, in parte da scoprire.
P.S. La definizione Social Mass Media è, a mio modesto avviso, calzantissima…
Grazie Milea.
Ti vorrei suggerire uno spostamento di focus. Se tu prendi i singoli tweet o i post su facebook, sono micro espressioni, sono piccoli scaglioni multimediali ed ipertestuali di discorso frammentato. Però io vorrei portarmi un po’ più su, per poter dare un’occhiata a volo d’uccello. Un singolo autore può comporre un buon ipertesto, con rich media content e tante altre amenità multimediali. Questa però è, secondo me, una piccola parte della nostra possibile produzione. Quello che si genera con questo tipo di social network non è più un singolo output di contenuto slegato dal resto, ma si qualifica come iperstream. Un flusso ipertestuale dove tweet con link, post su facebook che incorporano video ed altro, sono inseriti in un continuum, uno stream of consciousness digitale, che si qualifica come un macro indice di quello che produciamo. Questo flusso diventa lo strillone che fa venire chi vuole approfondire gli articoli ed i contenuti che noi scriviamo e pubblichiamo, questi si completi, ricchi ed esaurienti. Guardando con un’ottica contingente, si può pensare che i 140 caratteri di un tweet portino ad una contrazione della comunicazione, ma se è per questo i titoli di prima pagina di un giornale hanno ancora meno caratteri, eppure che mondo aprono!
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