Social Media ROI
, calcolarlo è importante, ma un metodo unico ampiamente condiviso ancora non esiste, la soluzione forse risiede proprio nelle differenze di metodo e di obiettivo da campagna a campagna.

Non tutti i business hanno la stessa resa sui social network, l’egagement è diverso anche a seconda del giorno della settimana, come fa una società a capire quanto ritorna dell’investimento sui social media?

La risposta forse è proprio nel particolare e non nel generale. Un social media strategist deve quindi essere creativo non solo nella comunicazione e nel copy, ma anche nel confezionare pacchetti di obiettivi molto ben definiti e misurazioni ad hoc che permettano di riconoscerli.

Ieri Mercoledì 17 Aprile 2013 si è tenuto un incontro organizzato dall’associazione laureati LUISS e FERPI Lazio presso  Spazio Informale a Roma.

Erano presenti ospiti di grande livello come:

  • Massimo Angelini – Customer Operations Director Wind
  • Marco Barbieri – Responsabile ufficio stampa INPS
  • Cristina Broch – Communication Manager Italy Coca-Cola 
  • Vincenzo Cosenza – Social Media Strategist BlogMeter
  • Luca La Mesa – Managing Director & Social Media Strategist Publisoftweb

Gli approcci più interessanti, per le realtà in cui opera Evermind sono giunti da Luca La Mesa e da Vincenzo Cosenza.

Luca La Mesa gestisce grandi nomi come A.S. Roma o Superbike e, sebbene abbia un approccio molto orientato ai numeri, ha spiegato che se la società che vuole una presenza social non restringe il campo di ogni singolo obiettivo, pur inserendoli in una visione di ampio respiro, è praticamente impossibile calcolare un ritorno diretto sulle vendite.

E’ tuttavia possibile capire quale impatto si ha sul pubblico creando degli eventi che facciano venire fisicamente coloro che sono coinvolti sui social media. Quindi rendere fisica la partecipazione è uno strumento di valutazione dell’efficacia, ed è una attività trasversale che dovrebbe essere effettuata da ogni marchio.

Altro fattore rilevante, che va a intrecciarsi con lavoro svolto da Vicenzo Cosenza, è quello della costanza della brand awareness. Una attività social continuata mantiene alti i livelli di “buzz” intorno al marchio. Per marchi che fanno grandi numeri è quindi sicuramente importante mantenersi sempre presenti agli occhi dei consumatori, anche perchè questo riduce lo “sforzo” necessario a rendere visibili le diverse campagne ad hoc fatte nel tempo. E’ un po’ come mantenere sempre su di giri un motore per migliorare la ripresa.

Vincenzo Cosenza, che tramite Blog Meter si dedica alla misurazione dell’impatto dei social media (e di conseguenza del ritorno), ha voluto indicare ancor più nel pratico come trovare la misurazione del ritorno sui social media.

La sua ricetta è quella di creare un set di obiettivi, molto specifici e di stabilire per ognuno di essi metriche di misurazione. Solo un obiettivo perfettamente definito potrà essere misurato sui social media, e deve essere credibile.

Ogni campagna deve quindi avere più obiettivi, primari e secondari, da analizzare passo passo, raffinando di volta in volta gli indicatori di performance (KPI) che indicano il raggiungimento o meno delle mete prefissate. Senza una conoscenza precisa di ogni step che si vuole compiere è impossibile capire quanto è convenuto farlo e quanto sarebbe costato farlo in altro modo.

Interessante una sua frase: 

Se vi chiedono qual’è il ROI dei Social Media, la risposta da dare è che la domanda non ha senso.

Vincenzo Cosenza

[clicca per twittarlo!]

 

Credo quindi aver imparato dai grandi alcune pratiche da portare ai piccoli.

Sono convinto che i Social Media siano sempre una grande opportunità per le PMI, ma che queste debbano slegarsi da visioni da migliaia di fan e interazioni stellari in poco tempo, e che debbano concentrarsi su obiettivi di breve periodo di cui possono effettivamente misurare il ritorno.

La piccola azienda non può puntare solo sulla brand awareness, ma deve fidelizzare la clientela ed acquisirne di nuova con azioni mirate di volta in volta. Servono attività social di breve durata, ripetute nel tempo, ma che siano analizzabili per capire come fare meglio quelle seguenti. Nel lungo periodo queste attività porteranno naturalmente una notorierà del marchio maggiore, che deve essere giustamente perseguita, ma che non può essere l’unica meta.

A questo poi si deve aggiungere che i social non sono solo chiacchiere, ma amplificatori, se una azienda non E’ per sua natura incline ad avvicinarsi alla possibile clientela, ma cerca solo di urlare più forte il suo nome, non otterrà grandi risultati, perchè nonostante tutto, sui social si trasmettono molto di più i fatti che le chiacchiere, ma questa è un’altra storia…

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