Viaggio e ospitalità, anime di una stessa identità, facce di una stessa medaglia.
Camminano di pari passo, fino a intrecciarsi. Chi viaggia si apre all’altro che lo accoglie, chi ospita si apre alla diversità che le viene incontro. L’uno non esiste senza l’altro.

Incontri di umanità.

Mai come oggi le persone sono in viaggio. Il WTO stima che dal 2013 i viaggiatori internazionali hanno superato per la prima volta il miliardo di unità (+60% sul 2000), e  lo scorso anno sono stati 1.18 miliardi. Numeri da capogiro? E non è tutto! Le stime prevedono una crescita sempre più consistente per i prossimi anni. Gli esperti del settore affermano che l’epoca d’oro deve ancora arrivare.

Nel frattempo il viaggio è definitivamente esploso su scala globale e questo processo è stato accelerato principalmente da due fenomeni: il turismo, favorito dal crescente benessere della società; e la tecnologia, che ha permesso di ridurre spazi e tempi.

Mentre tutti viaggiano ovunque, il viaggio sempre più rapidamente si trasforma in un prodotto. Cosi gli esperti studiano il mercato, i guru anticipano i trend, i consulenti propongono soluzioni, hotel & co. si sfidano nel vendere più camere possibili al prezzo migliore, nascono nuove scienze di settore.
L’industria del turismo marcia inesorabile a tutta velocità verso la globalizzazione del suo gioiello.

Incontri tra domande e offerte.

Nel frattempo i trend del 2015 (il mobile, la personalizzazione del viaggio, locale vince sul globale) sono già superati da quelli nel 2016  (turismo enogastronomico, turismo sportivo, turismo lusso).

La velocità del mercato è  sempre più vertiginosa e diventa arduo stare al passo. Non si fa in tempo a metabolizzare un cambiamento che già ne è in arrivo un altro.

Ma nonostante i cambi di fronte molto repentini, fortunatamente gli indicatori che sanciscono il successo finale restano sempre gli stessi: vendita e fatturato.
Intanto l’unico “altro” che oramai s’incontra in questo folle mondo è il competitor di turno.

 

In un  supermercato mondiale fatto di standard di comportamenti e servizi, solo il denaro viaggia, solo il denaro viene accolto.

 

Intanto i luoghi e gli spazi sono sempre più omologati, vedi aeroporti e stazioni, e le  culture si uniformano riducendo il viaggio a mero spostamento tra luoghi quasi identici.

Vi è mai capitato di passeggiare tra le vie di una città e sentirvi circondati da nulla che sia realmente nuovo? Tutto sembra maledattemente ordinario, familiare, quotidiano. New York, Londra, Milano, Bangkok… sembra il centro di uno stesso mondo… strade che si somigliano, stili di vita che si sovrappongono, stesse catene di negozi, stesse catene di ristoranti. A volte sembra di non essersi mossi dal luogo da cui siamo partiti. Ovunque sembra di essere a casa.

 

La monocultura della globalizzazione distrugge il concetto di diversità, di alterità

 

Il viaggio diventa l’occasione per vivere attimi di quella vita che non riusciamo a vivere nella quotidianità. Focalizzati sempre su noi stessi e sulle nostre esigenze, torniamo a casa senza aver imparato nulla del luogo dove andiamo, nulla della gente, della loro cultura e delle loro storie.

Senza incontro.

Anche l’accoglienza è diventata globale. Luoghi diversi ma senza luogo. Catene di hotel, hotel che imitano catene di hotel, b&b che imitano gli hotel. Senza differenze, senza identità. Gli operatori del settore, sempre più alla ricerca della ricetta giusta per raggiungere il successo economico, si trovano disorientati, slegati dal contesto in cui operano e senza cultura del luogo. Travestiti  da prodotti-esperienza corrono nella direzione opposta della loro natura, l’ospitalità.

Ci sono alternative? Certamente.

La precarietà e le difficoltà che viviamo in quest’epoca ci guidano verso grandi opportunità di cambiamento.

Ma tale cambiamento non è sul piano economico, sociale o istituzionale che deve avvenire ma su quello culturale. Sono le motivazioni che ci spingono ad agire, i pensieri che creano le nostre visioni e di conseguenza il futuro, a dover cambiare. Dipende dalla via che vogliamo seguire.

Si pone qui la sfida di una alternativa che potrebbe sostituire alla via attuale che porta solo competizione e omologazione, una via dell’ospitalità, un percorso virtuoso che valorizzi e promuova l’incontro tra persone, l’intrecciarsi di storie, i luoghi e le sue comunità. Vivere nella prospettiva di un nuovo umanesimo.

 

La meta del viaggio sono gli uomini; non si va in Spagna o in Germania ma tra spagnoli e tedeschi

Per far si che questo avvenga è necessario creare un ambiente culturale nel favorire questa spinta. E’ necessario creare  una rete di relazioni adeguate, c’è bisogno di affinità elettive. Che significa? Che abbiamo bisogno di persone che condividano visioni e valori comuni, interessi convergenti, affettività e lealtà autentiche che inneschino un mutuo supporto in vista di un impresa straordinaria quale è quella di una via che prima di essere industria e fatturato sia ricchezza culturale e benessere sociale. Il cambiamento ha bisogno di comunità consapevoli, ma le comunità vanno costruite, non si trovano al mercato.

E’ necessario riscoprire la nostra identità, il nostro posto e per farlo bisogna ripartire dai nostri luoghi, dalla loro anima. Si perchè i luoghi hanno un’anima, dice James Hillman, e il nostro compito è scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.

Vito Teti conferma che Le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la nostra memoria, la nostra vita vivono e esistono rispetto a un luogo. Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto o inventato. I luoghi hanno una loro posizione geografica, spaziale, ma sono sempre ovunque una costruzione antropologica, sono il risultato dei rapporti tra le persone.

Il territorio è sia fisico e sia culturale. Le comunità sono territori culturali. Il luogo di una comunità è anche fisico e lo spazio fisico è l’identità culturale della comunità.”

L’ospitalità diventa il modo con cui una cultura precisa si apre alla diversità in quanto in essa è in gioco non solo l’altro ma anche se stessi, l’identità e la cultura stesse di comunità.

Una comunità dimostra di avere tanta più identità quanto più riesce ad aprirsi alla diversità e offrire la propria identità. Senza la correlazione di identità e alterità nessun riconoscimento del se e dell’altro da se diventa più possibile.

Come afferma il filosofo Franco Riva, l’ospitalità deve dunque impegnare in maniera armonica per un verso tra il far ritrovare casa e per un altro far percepire la diversità, la sua unicità.

L’ospite va inoltre rispettato come portatore di una ricerca e cultura lontana. non può essere ridotto soltanto a un passante o un cliente, da cui ricavare il massimo nel più breve tempo possibile e neppure a qualcuno di cui soddisfare indiscriminatamente i desideri.

Far percepire la propria diversità ma con la discrezione del suggerimento. Non creare luna park del divertimento e del piacere ma guidare tra le vie nascoste l’ospite all’incontro con quel diverso di cui è alla ricerca.

La via presagisce un andare verso, un muoversi in relazione a due luoghi fisici, uno di partenza e uno di destinazione, e due luoghi culturali, uno di chi viaggia e uno di riceve. La via è un sentiero, una passaggio, un cammino, un viaggio che conduce ad un incontro con l’altro.

L’ospitalità diventa costruttore di nuove identità.

Sempre Franco Riva, in questa prospettiva analizza il tema della felicità con il turismo/il viaggio, visto che il tempo libero e il viaggio sono il momento topico del benessere psicofisico. Vi è un stretto legame.

E infatti un io fragile e insicuro quello che attende per tutto l’anno il periodo della vacanza e concentra su di esso aspettative e speranze, attribuendovi un significato profondo, di conquista di una nuova identità sociale nella creatività, nella autorealizzazione, nelle sviluppo delle relazioni comunicative. La vacanza dovrebbe essere nelle intenzioni delle persone soprattutto un tempo di rapporti dal forte valore simbolico, un luogo di recupero dell’indentità perduta nel tempo feriale e lavorativo.

Oggi il viaggiatore è alla ricerca di autenticità.

La prospettiva è quella di restituire autenticità ad un’esperienza di incontro, crescita, scoperta, confronto e cambiamento squisitamente umano.

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autore

Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato ….” Saint-Euxupery

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