Aristotele sostiene che l’atto è l’esistenza dell’oggetto realizzata perfettamente corrispondente alla sua forma potenziale. L’essere in potenza è attivo quando ha la capacità di produrre da sé un’evoluzione verso la forma.

 

È questo l’insegnamento, tra i tanti, che porto a casa di questo 2020. Me ne rendo conto nel buio della camera dalla quale scrivo, luogo dove ho passato gran parte del mio tempo vitale (lavorativo e personale) quest’anno.

 

Il 2020 è l’atto sufficientemente preciso di tutto ciò che ognuno di noi (non) ha potenzialmente voluto ma che si è ritrovato perchè ha subito l’atto stesso (ciò che Aristotele chiama potenza passiva).

 

Dopo decenni passati producendo sempre di più, sprecando molte più risorse di ciò che il Pianeta possiede.Una decade passata concentrandosi più sul concetto di “io” che di “noi”, personalismo che ha portato il Paese a non focalizzare visioni e investimenti orientandoli alla produzione, quanto piuttosto a tappare buchi cercando di accontentare i più ma finendo per scontentare tutti.

 

Insomma, diciamolo, il risultato del 2020 non è altro che il frutto di ciò che abbiamo prodotto. Ci troviamo, oggi, a dover fronteggiare una moltitudine di aspetti nella loro infinita complessità. La semplificazione non può non passare tramite la trasformazione digitale, avendo cura nel non trasportare in un mondo, il peggio dell’altro (qual è il senso di digitalizzare la burocrazia tramite processi e procedure machiavelliche)?

 

I concetti di luogo e tempo sono sempre più sfumati e probabilmente lo saranno ancor di più nel prossimo futuro. Rileggo più volte ciò che ho scritto esattamente un anno fa, immaginando un ipotetico viaggio verso il 2030 dove lo smart working era in potenza il mezzo, nel mio ragionamento, per contribuire a creare una società maggiormente inclusiva.

 

Di smart working se ne è parlato anche troppo, declinandolo in molti modi, associandolo alle più disparate modalità di lavoro e luoghi, fisici o meno, dove svolgerlo.Mi resta il dubbio che di “smart” ci sia davvero poco sia nella parte riflessiva (potenza) che in quella concreta (atto).

Il tema centrale della discussione deve risiedere nel libero arbitrio che ognuno di noi oggi possiede, che ci dà la possibilità di scegliere il luogo e il modo migliore di lavorare. Perchè se è evidente che la gentrificazione ha costretto le grandi masse – incluso chi scrive – a doversi spostare nei grandi centri urbani negli ultimi 50 anni, lo smart working e la trasformazione digitale offrono la possibilità di fare una scelta alternativa – come ha fatto chi scrive.

 

Non è giusta o sbagliata, semplicemente è una scelta.

E allora scegli, fallo con cognizione di causa, segui le tue passioni e mettile al centro perchè il nostro orizzonte temporale è dato dalla possibilità di vivere e lavorare felici da ovunque vogliamo. La “piccola” differenza è che le aziende hanno solo annusato la grande opportunità di poter remotizzare alcuni dei loro processi, di intercettare talenti a livello globale e non territoriale; la “piccola” differenza è che oggi siamo consapevoli e liberi di poter scegliere un’area interna, un’area fuori dai grandi centri urbani, che sia a Nord o a Sud della Penisola.

Semplicemente, oggi possiamo farlo.

 

Mi auguro che nel 2021 l’accelerazione della trasformazone digitale iniziata in quest’anno che lentamente muore, darà vita a nuove imprese, nuove visioni e nuove opportunità, mettendo al centro le persone e il tema della sostenibilità, sì anche quella digitale.

 

Ti auguro, nel 2021, di poter fare una scelta libera.

 

L’ho fatta 6 anni fa, tornando a vivere in Calabria – forse precorrendo i tempi – e lo rifarei ogni giorno, non pentendomi, non avendo rimpianti, perchè per qualcosa che ho lasciato, il beneficio più grande è quello di aver incontrato una comunità di imprenditori, cittadini, persone sempre sorridenti e disponibili nell’aiutare il prossimo.

 

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Cercando l'impossibile, l'uomo ha sempre realizzato e conosciuto il possibile, e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava possibile non sono mai avanzati di un sol passo.