Come progettare una destinazione ospitale. Ecco alcuni passaggi fondamentali per questa trasformazione:

 

Ispirazioni dei territori

Vivere un territorio ed interpretarne le ispirazioni, le esigenze, il saper fare è l’obiettivo che ogni destinazione deve porsi se vuole trasformare gli spazi in luoghi pregni di relazioni, che ne caratterizzino la vera essenza e li rendano intelligibili all’interno e verso l’esterno.Questo è il dato “assunto”, intorno al quale dovremmo immaginare ogni progetto di sviluppo del territorio, se vogliamo che diventi progresso di medio/lungo periodo, in cui si possano innestare le possibilità delle persone che li abitano come cittadini residenti o come cittadini temporanei.

Le mappe di comunità

Al fine di affiancare i territori nella loro reale crescita, che sia sviluppo e progresso verso nuovi modelli, abbiamo immaginato un processo di design collaborativo che parte dall’analisi e raccolta dei dati e degli “sguardi” delle persone che li abitano, per elaborare un atlante delle relazioni. In pratica abbiamo deciso di abbandonare la logica aristotelica e newtoniana cosale per approdare in una prospettiva relazionale in cui i nodi siano la risultante dell’incrocio tra le relazioni, le sensibilità ed il patrimonio culturale e naturale che è presente sul territorio. La base di partenza, per noi, è la definizione di una “mappa di comunità”.La mappa di comunità è uno strumento con cui gli abitanti di un determinato luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle nuove generazioni.Evidenzia il modo con cui la comunità locale vede, percepisce, attribuisce valore al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue trasformazioni, alla sua realtà attuale e a come vorrebbe che fosse in futuro. Consiste in una rappresentazione cartografica o in un qualsiasi altro prodotto o elaborato in cui la comunità si può identificare. Viene in tal modo esplicitato un concetto “nuovo” di territorio, che non è solo il luogo in cui si vive e si lavora, ma che pure conserva la storia degli uomini che lo hanno abitato e trasformato in passato, compresi i segni che lo hanno caratterizzato. Vi è la consapevolezza che il territorio, qualunque esso sia, contenga un patrimonio diffuso, ricco di dettagli e soprattutto di una fittissima rete di rapporti e interrelazioni tra i tanti elementi che lo contraddistinguono.

La mappa è un processo culturale, introdotto in Inghilterra all’inizio degli anni Ottanta e poi ampiamente sperimentato, tramite il quale una comunità disegna i contorni del proprio patrimonio; è più di un semplice inventario di beni materiali o immateriali, in quanto include un insieme di relazioni invisibili fra questi elementi. Deve essere costruita col concorso dei residenti e far emergere tali relazioni. Non si riduce quindi ad una “fotografia” del territorio ma comprende anche il “processo con cui lo si fotografa”.

Predisporre una mappa di comunità significa avviare un percorso finalizzato ad ottenere un “archivio” permanente, e sempre aggiornabile, delle persone e dei luoghi di un territorio. Eviterà la perdita delle conoscenze puntuali dei luoghi, quelle che sono espressione di saggezze sedimentate raggiunte con il contributo di generazioni e generazioni. Un luogo include memorie, spesso collettive, azioni e relazioni, valori e fatti numerosi e complessi che a volte sono più vicini alla gente che non alla geografia, ai sentimenti che non all’estensione territoriale.

Scenario di processo

All’interno della ridefinizione del patrimonio artistico e culturale legato, abbiamo elaborato un particolare tipo di mappa di comunità che, attraverso processi codificati, ha come obiettivo la costruzione di un ecomuseo. Il termine ecomuseo indica un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione. Nella società post-industriale si rivolge lo sguardo alla cultura e alla sua funzione nel territorio che viene messa sullo stesso piano della ricerca scientifica ed ha acquisito interessanti risvolti economici.

Il patrimonio storico, culturale ed ambientale è diventato oggetto di interesse pubblico in cui la società può conoscere il territorio che la circonda. Un ecomuseo non è circondato da mura o limitato in altro modo, ma si propone come un’opportunità di scoprire e promuovere una zona di particolare interesse per mezzo di percorsi predisposti, di attività didattiche e di ricerca che si avvalgono del coinvolgimento in prima persona della popolazione, delle associazioni e delle istituzioni culturali. Inoltre si può dichiarare che il museo diffuso appartiene alla comunità, che è essa l’ecomuseo. Quello che vogliamo generare è un processo proattivo di riappropriazione della propria identità, ad opera della comunità.

Nuova concezione di spazio e tempo

La visione del territorio e la concezione della realtà, la progettazione del futuro vengono predisposte a partire da una specifica concezione dello spazio e del tempo, dimensioni attraverso cui guardiamo il presente dilatandone la consistenza, senza dimenticarci della sfumatura inattuale, che rende visibile l’invisibile, ciò che è implicito nel vivere un territorio da parte della sua comunità, ma che funge tuttavia da filtro nello sguardo complessivo della realtà. Ciò che è significativo nella pratica quotidiana di abitare un territorio e che contribuisce a definirne il carattere, la vocazione e le proprietà specifiche.

Ciò che non si vede non vuol dire che non esiste, ma solo che serve uno strumento adatto per essere osservato e “parlarci”.Un approccio immersivo e organico di analisi della realtà – non restituita come se fosse un blocco immobile da osservare frontalmente – ci consente di progettare il presente e il futuro in maniera consensuale e strutturata, organizzando in maniera intelligente ed efficace l’agenda politica, poiché:

  • risponde a una visione programmatica che rileva i bisogni della comunità presente anticipando quelli futuri;
  • consiste in un processo che rende i cittadini protagonisti nell’atto decisionale, attraverso la partecipazione alla fase deliberativa della programmazione politica. L’ordinamento democratico ritrova la sua legittimità in questo processo continuo e dialogico tra gli organi amministrativi e la cittadinanza.

I valori sono alla base del dialogo sociale. Ne rappresentano il presupposto. A partire da una certa interazione degli elementi nel tempo, sono il dizionario silenzioso, la dote che le generazioni si trasferiscono nei secoli, in maniera più o meno consapevole. Hanno a che fare con un grado di desiderabilità dell’ordinamento sociale e del patrimonio culturale. Sono degli insiemi che racchiudono i parametri in base a cui valutiamo ciò che è giusto o sbagliato, che siano azioni quotidiane o politiche pubbliche.Sono le lenti che tracciano l’approvazione sociale e la volontà collettiva in un territorio, in base a una precisa aspettativa tra gli elementi materiali e immateriali che ne compongono il contesto di riferimento. Sono una buona parte di quell’universo del discorso tramite cui giudichiamo la legittimità o meno delle situazioni con cui abbiamo a che fare.

Il progetto del futuro non può farne a meno per intercettare le possibilità di sviluppo e di felicità di un luogo. Prima di affermare la bontà o meno di un valore, è necessario osservarlo da vicino, immergersi nelle storie particolari, per rilevare la Storia collettiva come forza produttiva della determinazione del valore per una comunità. Qualsiasi cambiamento auspicabile è profondamente radicato a questo grado emotivo di consapevolezza diffusa.

L’Atlante del patrimonio della comunità e la Felicità Interna Lorda

Come affermato, quindi, passiamo da una logica “cosale” ad una logica “relazionale”, in cui anche il valore da attribuire alle azioni o ai processi, passa attraverso un filtro si denso che si allontana dalla necessità di conferire e riconoscere un valore economico a quello in grado di ri-conoscere un valore assoluto che ha a che fare con un concetto più astratto ma immediatamente percepibile: la Felicità. Per questo motivo, nei processi che stimoliamo, osserviamo e guidiamo (in maniera non intrusiva), il parametro di riferimento per valutare il progresso smette di essere il PIL (prodotti interno lordo) ed inizia ads essere il FIL (felicità interna lorda).Facendo emergere le frequenze emotive della comunità, abbiamo la possibilità di programmare azioni specifiche che possono impattare in maniera importante sulla percezione del benessere del territorio. La comunità partecipa al racconto del luogo, attraverso la ricostruzione di ciò che pensa, sente, vuole, immagina. Un invito a farsi delle domande che riguardano tutti per rispondere con lo stesso grado di coralità nella fase attuativa che segue l’individuazione del bisogno e della buona pratica informale nel contesto sociale.

Il cambiamento diventa scelta condivisa se tutti si sentono parte della sua importanza, della sua utilità e della sua realizzazione. Un ecosistema, a qualsiasi livello e qualunque sia la sua tipologia, sopravvive nel tempo se è capace di nutrirsi dell’interazione dei suoi elementi. Il campo dell’interazione sociale è una piattaforma ideale per osservare e far emergere il valore del territorio. In questo stesso campo, affermiamo che non esiste valore che non sia condiviso. La solidarietà che emerge chiaramente nella definizione delle relazioni sociali rispetto al modo di abitare nel vicinato è solo uno degli esempi e delle figure che ci confermano quanto la dimensione collettiva dello spazio, la prossimità può diventare vettore di etiche puntuali orientate all’attenzione per l’altro, colui che è il mio vicino, colui che voglio accogliere e per cui voglio sentirmi “porto ospitale”.

La rappresentazione del territorio da parte di una comunità non è un’operazione neutra, ma rileva una precisa gamma di opportunità, restituendoci la scansione del tempo nella relazione dell’io con l’altro e dell’io rispetto alle sue possibilità.In questa dinamica si innesta il complesso processo di costruzione d’opportunità che dà vita alla “destinazione ospitale”, a quello spazio che, trasformandosi in luogo, ammette una nuova chiave di lettura che prescinde alle leggi classiche del mercato economico contemporaneo e si innesta in un processo più profondo, di cambiamento, di intuizioni, di creatività, di visione e di coraggio che può e deve diventare reticolo di connessione tra presente e una nuova idea di futuro sostenibile.

Maggiori info su:

www.destinazioneospitale.com

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autore

Progettista culturale. CIO e fondatore di TBoxChain, CEO c.lab, CEO Novalab, Fondatore HumanLab. Laureato in Scienze Politiche a Siena, master in comunicazione e informazione nella PA, Fondatore dell’Associazione Italiani Digitali, fondatore dell’associazione Usiena Alumni. Speaker BTO, TTG Rimini, Think IBM Roma, Hicon Milano, Milano DIgital Week, project leader Via delle Meraviglie, Magna Grecia, Basilicata Bella Scoperta, Teatro Umberto Giordano, Locri 2025 Capitale Italiana della Cultura, Volo dell’Angelo, NaturArte. Membro del direttivo del cluster delle Industrie Culturali e Creative della Basilicata. Contributor per Che Futuro, Officina turistica, Startup Italia.