Il mondo del lavoro, nel 2020, ha vissuto un cambiamento radicale e senza precedenti, soprattutto per la modalità e la rapidità con cui si è verificato. Accelerando un processo già in corso, abbiamo assistito allo stravolgimento repentino delle abitudini, delle condizioni e delle convinzioni lavorative di moltissime persone. La natura stessa del lavoro si è decisamente trasformata e il senso della rivoluzione lavorativa in atto è racchiusa nell’ormai noto slogan inglese “Il lavoro non è un luogo, è quello che fai” .

L’anno scorso, in questo periodo, aziende di tutto il mondo erano impegnate ad affrontare l’imprevedibile, affrettandosi a mantenere in funzione tutte le operazioni, implementando nuove tecnologie e nuovi modi di lavorare per permettere ai propri lavoratori di svolgere il proprio lavoro a distanza. Se il 2020 può essere considerato l’anno del lavoro da remoto e dello smart working, il 2021 proseguirà sulla stessa scia? Come cambierà il mondo del lavoro nei prossimi anni?

Oggi, mentre siamo appena entrati in un nuovo decennio, molte aziende stanno esplorando modi per continuare i cambiamenti introdotti nel 2020, e trasformarli in un modo di lavorare più positivo, con o senza restrizioni, mettendo per la prima volta la flessibilità e il benessere dei propri dipendenti davanti alla produttività incondizionata.

In ogni caso, fare una qualsiasi previsione non è semplice, soprattutto in un momento storico in cui regna sovrana l’incertezza economica, sociale e politica su scala globale e alla luce del fatto che ci sentiamo ancora esposti al rischio imminente di possibili eventi inaspettati.

Ma “l’esperienza non è ciò che ci accade, è ciò che facciamo di ciò che ci accade” – scriveva Aldous Huxley – e la grande lezione da apprendere, in questi tempi incerti, è che l’imprevedibile e la provvisorietà nelle nostre esistenze sono aspetti inevitabili e alla base di quel grande evento chiamato vita, la cui essenza è appunto il cambiamento perpetuo.

Abbiamo operato fino ad oggi nella convinzione che ci sia un modo giusto per fare le cose e che il mondo sia immutabile sotto i falsi miti della prevedibilità e della stabilità, ma l’anno appena trascorso ha fatto cadere il velo oltre il quale si celava una verità di cui, in fondo in fondo, eravamo già a conoscenza.

Se vivessimo sulla superficie del mare, l’arrivo di un’onda ci sorprenderebbe?

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Un evento a sorpresa è imprevedibile per sua natura, ma il suo arrivo è anche inevitabile. Prima o poi arriva.
Iniziamo a imparare che l’incertezza non è solo una fonte di pericoli da cui difendersi: possiamo trarre benefici dalla volatilità e dal disordine, persino dagli errori. Quindi, essere antifragili ci rende capaci di trarre vantaggio dalle esperienze per migliorare.

La vita è il regno dove tutto può accadere e, più che prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro, sarebbe più saggio immaginare e attuare strategie che possano permetterci di migliorare il nostro rapporto con l’imprevisto.
Il problema non è l’evento che stravolge le nostre vite, ma l’incapacità di rapportarsi con le conseguenze dell’evento perché ancorati all’idea di un mondo fermo.

Non potendo modificare la realtà consolidata, possiamo però spostarci e concentrarci sulla costruzione di una realtà favorevole che possa migliorare positivamente le condizioni rispetto alla stato del mondo del lavoro oggi.

Più che una previsione o un pronostico, credo sia più opportuno sintonizzarsi su una prospettiva su un modalità di lavoro agile, adattabile e, per l’appunto, antifragile, in modo da permettere di cavalcare l’onda degli eventi e non esserne travolti.

La flessibilità è un beneficio per tutti

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Da qualsiasi prospettiva si voglia vedere, la flessibilità nella gestione del lavoro porta vantaggi enormi nella qualità della vita.
Non voglio dire che sia semplice e immediato, ma le difficoltà sono certamente superabili tenuto conto che il mondo del lavoro oggi ha dovuto affrontare l’emergenza senza alcuna preparazione.
Il dove, come e quando lavoro si trasformeranno da vecchi vincoli lavorativi in parametri la cui combinazione personalizzata permetterà di migliorare la qualità di vita dei lavoratori e accrescere la loro soddisfazione, aumentando benessere e produttività dell’azienda.

Poter gestire le proprie esigenze personali o familiari, pianificare i giorni lavorativi, quelli in cui andare in ufficio e quelli in cui lavorare da remoto, evitare il traffico e lo stress dei mezzi di trasporto risparmiando tempo e denaro, decidere dove vivere, non più in funzione della distanza del proprio ufficio ma delle proprie preferenze, saranno alcune delle condizioni sempre più richieste.
In aggiunta, una maggiore sensazione di controllo personale sul proprio tempo e ambiente di lavoro aumenterà la consapevolezza di poter determinare la propria vita oltre che accrescere inevitabilmente lo spirito imprenditoriale del lavoratore.

Non è un caso che secondo un sondaggio di Enterprise Technology Research (ETR) la percentuale dei lavoratori da remoto dovrebbe raddoppiare nel 2021 rispetto al 2020 che ha visto costretta una grande percentuale della forza lavoro, in tutto il mondo, adattarsi rapidamente e passare al lavoro da casa. Un altro recente, il sondaggio Gartner CFO, ha rivelato che oltre i due terzi (74%) delle aziende intervistate prevedono di adottare permanentemente il lavoro a distanza dopo la fine della crisi del Covid-19.

Il segreto sarà essere connessi oltre il digitale

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Se cambia l’idea di lavoro, il cambiamento degli ambienti lavorativi sarà inevitabile. Gli ambienti lavorativi diventeranno parte integrante di ecosistemi digitali progettati per permettere ai dipendenti di essere connessi con il proprio lavoro e con i colleghi e facilitare la loro capacità di collaborare e comunicare, indipendentemente da dove stanno lavorando.

Sarà fondamentale avere una strategia digitale che permetta di individuare gli strumenti adatti alle reali esigenze dell’azienda, finalizzati alla costruzione di un digital workspace accessibile, condiviso e collaborativo determinante per la qualità e l’efficienza del lavoro di un’intera organizzazione.

Quindi, il digitale sarà ancor di più lo strumento basilare per il futuro del lavoro, ma è solo parte di un’equazione in cui il ruolo principale sarà svolto dall’elemento umano, relazionale, culturale.
Le aziende avranno il compito di trasformarsi in ambienti creativi e stimolanti in cui le persone, che lavorino da remoto o meno, possano sentirsi incoraggiate a dare il meglio di sé, responsabilizzate a gestire in autonomia i propri obiettivi e risultati e parte di una comunità organizzata che agisce per obiettivi condivisi e uno scopo comune che dà senso e significato a ciò che fanno.

Inoltre, saranno incentivate costantemente le condizioni che promuovono una maggiore integrazione tra lavoro e vita privata e la gestione autonoma del proprio flusso di lavoro, finalizzate a migliore il benessere collettivo e quindi la produttività generale.

Le persone faranno la differenza

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Le competenze digitali, da sempre qualità apprezzate nel mondo del lavoro, diventeranno prerequisiti necessari in quasi tutti i settori e verranno richiesti livelli crescenti di queste abilità.
Come molti hanno sperimentato nell’ultimo anno, il passaggio a un modo di lavorare completamente remoto o ibrido non è facile,. Riqualificare le persone per lavorare a distanza, mentre sono già a casa sarà, una sfida urgente da affrontare e la maggior criticità non sarà relativa solo alle conoscenza tecniche.

Diventare un remote worker vuol dire cambiare radicalmente il modo di concepire il lavoro per come è inteso comunemente. Poter lavorare senza vincoli di luogo o di orario e poter determinare il ritmo delle proprie giornate implica un grande salto di maturità, mettendoci di fronte ad un progetto individuale non più legato solo alla sfera professionale, ma alla nostra vita a 360°.

Sapersi autogovernare, gestire lo stress e le proprie emozioni, prendersi cura delle proprie esigenze, saper comunicare efficacemente, essere empatici, essere responsabili, gestire al meglio il proprio tempo, organizzare il nostro spazio lavorativo e pianificare le proprie attività saranno abilità essenziali e preziose ricercate dalle aziende, mettendole in grado di delegare intere attività a team di lavoro autonomi e produttivi.

Quindi, per un’organizzazione diventerà fondamentale costruire una cultura, individuale e aziendale, che trovi le sue radici nell’apprendimento continuo come chiave di sviluppo personale e organizzativo.

Nei prossimi anni, il rapporto tra innovazione digitale e mondo del lavoro consentirà una maggiore automazione dei processi, generando un aumento dell’efficienza. Così, un’azienda sarà in grado di concentrarsi sugli aspetti più preziosi di una forza lavoro sempre più creativa e sulla creazione di un ambiente lavorativo diverso in cui la vera ricchezza saranno le persone.

Una leadership distribuita soppianterà la vecchia piramide

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La piramide è una struttura gerarchica che riflette la mentalità di comando e controllo che, per decenni, ha definito eserciti, forme di governance politiche e organizzazioni, senza che ci fosse un’alternativa praticabile.

Però, al giorno d’oggi, le organizzazioni piramidali risultano essere eccessivamente burocratizzate e decisamente obsolete, perché non si adattano all’ambiente attuale, estremamente liquido e in rapida evoluzione. Lo saranno maggiormente nel prossimo futuro perché la rigidità del comando e controllo non promuove l’agilità, la velocità e il coinvolgimento, requisiti sempre più necessari per affrontare l’incertezza del mercato.
Un numero sempre più alto di organizzazioni tenderà ad adottare strutture organizzative alternative, che vedranno sostituite le rigide piramidi da modelli orizzontali di team autonomi.

Da una leadership di tipo direttivo, che si basa sul controllo e sul dire agli altri cosa e come svolgere il proprio lavoro, si passerà ad una leadership distribuita e di supporto ai team. Questa tipologia di leader, incarnando la missione e i valori dell’organizzazione, guiderà le organizzazioni e l’autorità legata alla posizione verrà sostituita dall’autorevolezza derivante dalla capacità di dare l’esempio.

Il modello di organizzazione rigida appartiene già ad un vecchio paradigma, ormai in via di estinzione.

Obiettivi e sperimentazione continua

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Nel corso del tempo si passerà da una mentalità scolastica ad una mentalità universitaria, da compiti da fare a obiettivi da raggiungere. Lavorare per obiettivi significa condividere dati, strategia e finalità chiare, su tutti i livelli organizzativi, per permettere a ogni persona di concentrarsi sui perché e sulla ricerca dei come con essi correlati.

Affinché un team di progetto possa lavorare efficacemente a distanza, in modo autonomo e asincrono, sarà indispensabile che ogni membro conosca i fondamenti del project management e sappia gestire il proprio lavoro ad obiettivi.

Pianificare le proprie attività su più progetti, coordinarsi con i propri compagni di squadra, rispettare le tempistiche definite, saper gestire uno sprint, avere familiarità con strumenti di progettazione saranno competenze cruciali per raggiungere gli obiettivi e soddisfare tutti gli stakeholders coinvolti.

La definizione e il raggiungimento degli obiettivi saranno responsabilità di tutti i membri dell’organizzazione e svolti in un’atmosfera di autoregolamentazione e fiducia.

L’adattabilità sarà un altro asset importante: consentirà alle organizzazioni di abbandonare le ipotesi mascherate da previsioni precise e di concentrarsi invece sulla sperimentazione continua.
Il cambiamento non sarà più un evento annuale, ma farà parte del lavoro quotidiano. Le organizzazioni, presto o tardi, si renderanno conto che è meglio sperimentare e fallire, piuttosto che non commettere mai errori.

Considerazioni finali

Cambiamo non quando vi è un evento che ci costringe a cambiare, ma quando siamo capaci di raggiungere un punto più elevato di osservazione dal quale vedere il mondo con una prospettiva più ampia. La grande opportunità nei periodi difficili, come quelli che stiamo vivendo, è comprendere che l’unica condizione è cambiare in meglio.

La chiave del prossimo futuro non sarà né acquisire competenze o altre conoscenze utili nel mondo del lavoro, né cercare di mantenere in vita, per paura di perdere il passato, lavori che diventeranno automatizzati, ma sta nel saper costruire un’esperienza di vita piena e totale, in cui lavoro e passione finalmente si allineano per una piena realizzazione di noi stessi.

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autore

Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato ….” Saint-Euxupery