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Per una cultura filosofica in azienda

Il principio del tutto
Per fare filosofia serve coraggio
Per portare la filosofia in azienda ci vuole incoscienza
Manager coraggiosi
La filosofia non serve a niente
Lo spirito del principiante
Cose che mi porto a casa

 

Il principio del tutto

Esistono così tanti luoghi comuni che dileggiano la filosofia, il fare filosofia così come fare o avere la posa da filosofo.

“Non facciamo filosofia” “Basta fare filosofia!” sono modi di dire abbastanza comuni, simpatiche esortazioni per dire che è ora di finirla di dedicarsi a cose inutili che tolgono tempo a ciò che è importante fare.

Lo usiamo comunemente senza chiederci il perché, senza rispetto per la madre di tutte le discipline. Il pensiero fondante da cui deriva qualsiasi nostro sapere, persino quello che oggi ci permette di accendere una lampadina chiedendo ad Alexa di farlo per noi.

Qualunque sia il percorso di studi che avete fatto, a un certo punto vi siete trovati di fronte ai confini della filosofia rimanendone affascinati o sinceramente indifferenti. Al di là della vostra reazione, il punto è che qualsiasi disciplina confina con la filosofia, la politica, la medicina, la fisica e sì, persino con il marketing.

In realtà non è proprio corretto parlare di una vicinanza sancita da un confine perché esiste un rapporto molto più essenziale di quello che esiste tra due saperi che condividono a un certo punto un tratto del loro pensare.

La filosofia è la fonte di ogni sapere e questo sapere si schiude da una domanda semplice quanto essenziale: “Qual è il principio del tutto?”

Per fare filosofia serve coraggio

Una domanda troppo banale nella sua assurda pretesa di cogliere il senso della realtà, una domanda così scandalosa da non avere risposta.

Almeno, né ha tante, ma non né ha una sola che riesca a spegnere la forza di quel punto interrogativo. Questa domanda ridimensiona il nostro delirio di onnipotenza, la nostra pretesa di dominare il mondo. Una domanda che preferiamo nascondere, facendo finta che non esista, come una macchia sulla tovaglia da coprire con uno splendido centro tavola.

Qui però si cela la differenza tra la filosofia e ogni altro tipo di sapere: la filosofia nasce grande. Ogni sapere parte dai primi assiomi per erigere il suo edificio sapienziale, la filosofia no, la filosofia nasce con la domanda che ancora turba i sogni del filosofo.

Il coraggio di cui parliamo quindi non risiede nella capacità di impelagarsi in un percorso fatto di astrusi nomi e termini che cambiano significato a seconda del contesto, degli anni, delle correnti, per essere poi guardati con sospetto da amici, parenti e insegnanti (la prof di filosofia no, lei si sente semplicemente in colpa per avervi traviato). Il coraggio di cui parliamo è quello di porsi di fronte a quella domanda senza la sicurezza di avere una risposta soddisfacente in tasca.

 

Per portare la filosofia in azienda ci vuole incoscienza

Nei primi anni duemila si è iniziato a parlare anche in Italia di Filosofia Pratica un vero e proprio ramo della filosofia dedicato non ai massimi sistemi ma ai problemi di tutti i giorni, in casa, in famiglia, tra gli amici e in azienda.

Nacquero tante associazioni che si prefiggevano il compito di formare schiere di “filosofi pratici” pronte a invadere le case e i luoghi di lavoro per portare il cambiamento. Alle loro spalle niente meno che uno dei filosofi più autorevoli della storia del pensiero: Aristotele e il suo spirito pragmatico.

Il motivo per cui la filosofia pratica tentasse di definirsi per la propria presa sulla realtà non l’ho mai veramente capito. Ne ho capitò però lo sforzo, l’intenzione che ne sta alla base. In fondo la filosofia è sempre stata una pratica, un modo di vivere, un modo di guardare la realtà, un modo per stare sempre nella domanda.

Se togli la domanda però, perdi l’orizzonte di senso in cui le cose appaiono e si relazionano.

Sono sicuro che la filosofia pratica abbia i suoi validi motivi per definirsi in un certo modo e rifarsi in qualche modo il look per andare oltre i soliti pregiudizi di cui sopra. Io preferisco restare nel pregiudizio e pensare che la filosofia in azienda è da pazzi e lo è per un motivo molto semplice: se accetti le regole del gioco devi essere disposto a mettere in gioco tutto te stesso, il senso di quello che fai, i valori che guidano il tuo business.

Manager coraggiosi

Serve un management all’altezza della sfida e spesso non è sufficiente perché, per superare le abitudini aziendali bisogna fare i conti con procedure, veri e proprio dogmi interni e, soprattutto con fatturati che, se, come si spera, crescono offrono un ottimo motivo per non porsi nessuna domanda.

La riflessione filosofica però è una riflessione di tipo radicale e non si può accontentare di mezze misure, motivo per cui il management che decide di far propri gli strumenti della riflessione filosofica non può sottrarsi al rischio che tutto ciò su cui si basa la propria idea di business non abbia in realtà alcun senso.

Alta la probabilità di dover guardare l’abisso più profondo in cui si dissolvono i sogni e le certezze di una vita. Ma è da qui che si deve necessariamente passare per poter immaginare nuove tendenze apparire all’orizzonte, riconoscere rischi e opportunità, scoprire nuovi mercati per servire società in continua e vorticosa evoluzione.

Attenzione però: la filosofia non è un semplice strumento da usare per poi accantonare fino al prossimo utilizzo, diciamo che è più un habitus, un abito mentale che porta a vivere tutte le possibili vie di senso senza pregiudizi, tante possibili risposte per un’unica domanda.

I Manager di oggi devono avere il coraggio di dotarsi di questo habitus filosofico per poter vivere nei tempi dell’incertezza.

La filosofia non serve a niente

I big data hanno reso ogni nostra azione, emozione, simpatia o altra espressione del nostro essere un puntino tracciabile nella rete, un dato maneggiabile che si somma a miliardi di altri dati con cui viene messo in relazione in quel Capitalismo della Sorveglianza descritto da Shoshana Zuboff nel suo omonimo libro.

Nel fosco scenario mostrato dalla Zuboff, la filosofia non serve a niente, è inutile perché non serve nessuno. Qui il suo pericolo, qui la sua potenza.

La filosofia è inutile al sistema della tecnica e fuoriesce dai suoi schemi tanto da vedere meglio di chiunque altro ciò che non è normalmente in vista. Un po’ come indossare degli speciali occhiali con cui ridurre la realtà all’essenziale e capire quali dinamiche stanno in quel momento guidando la nostra società.

Ecco che allora la filosofia rappresenta l’insperata sponda da cui ripartire per cercare di dare un senso alle cose.

Lo spirito del principiante

Una volta che si è adottato un approccio filosofico, una volta attivata la disposizione a domandare non ci si può fermare per pura e semplice convenienza, bisogna andare fino in fondo.

Si superano pregiudizi e convinzioni ataviche e si vive con l’entusiasmo contagioso del principiante che non ha paura di ciò che lo attende. Così dobbiamo fare noi di fronte alla complessità che ci è toccato vivere.

Amare ciò che non si conosce, provare senza la paura di sbagliare, entrare in sintonia con i valori profondi che ci guidano e che guidano il nostro pubblico, sono diventati oggi atteggiamenti fondamentali che hanno cambiato e cambiano le aziende dall’interno.

Finalmente si parla di felicità in azienda, responsabilità sociale, impatto ambientale e si inseriscono negli statuti obiettivi di crescita non misurabili economicamente. Tutto questo grazie al coraggio di chi non ha semplicemente seguito la moda del greenwashing, il sostegno alla cultura solo per ottenere maggiori sgravi fiscali, la delega come strumento di deresponsabilizzazione ma ha fondato nuove relazioni basate sulla condivisione di valori concreti e autentici.

La filosofia, grazie alla sua “inutilità”, permette di capire cosa significa perseguire una cosa per sé stessa, come fine e non come semplice mezzo. Permette quindi di impostare obbiettivi diversi dal profitto come fini e il profitto come mezzo per la loro realizzazione.

Cose che mi porto a casa

Per concludere ecco alcuni concetti chiave che spero possiate portare sempre con voi:

· La filosofia è una cosa seria anche se è divertente giocarci sopra
· La filosofia nasce dallo stupore di fronte a ciò che non comprendiamo
· La filosofia non è uno strumento ma un habitus che cambia il modo di vedere le cose
· Tutti possiamo fare filosofia se abbiamo il coraggio di aprirci al cambiamento

Andrea Piras
Andrea Piras