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Team Building: costruire relazioni significative!

È lunedì mattina e un’altra settimana lavorativa sta per iniziare. Milioni di persone si preparano per andare al lavoro oppure, visti i tempi che corrono, per collegarsi al proprio pc per lavorare in Smart Working. L’attività, intesa come il fatto di lavorare, è la stessa per tutti ma l’impatto sulle persone può essere molto diverso.

Ci sono infatti persone che sono stanche e stressate ancor prima di cominciare. Nelle macchine, nei bar e anche sui social si scorgono musi lunghi, poca energia e lamentele diffuse.

Il lunedì lavorativo non ha però lo stesso impatto su tutti. Ci sono professionisti, impiegati che hanno un’energia diversa, che sono contenti di andare al lavoro, appaiono motivati ed emettono un’energia positiva.

 

La motivazione a lavoro

La differenza tra le due macro categorie risiede nella motivazione. Chi non è motivato, vive il proprio lavoro in modo disumano, proprio come il ragionier Ugo Fantozzi che si era organizzato in modo meticoloso per arrivare al lavoro il più tardi possibile, salvo poi scattare come Marcell Jacobs allo scoccare del termine della giornata per scappare via dall’ufficio.

Al contrario, chi è motivato, vive la propria professione in modo stimolante, quasi come se non si trattasse di lavoro.
Questa distinzione vale per tutti i lavori e tutte le categorie professionali, dall’operaio all’avvocato, dal creativo fino al calciatore.

Si, hai letto bene. Anche tra i calciatori esiste chi è motivato e chi non lo è. Ma come con tutto quello che guadagnano? Ebbene sì, anche tra i privilegiati del mondo dorato del calcio si può essere demotivati, anche perché i soldi, seppur fondamentali nella vita di ognuno di noi, non sono un fattore motivante così importante rispetto ad altri. E allora scopriamo insieme come creare un ambiente lavorativo motivante.

 

La mia testimonianza

Tanti anni fa fui assunto in qualità di collaboratore esterno da un’azienda internazionale. In molti mi avevano parlato in termini entusiastici di quell’azienda e dell’atmosfera che si respirava al suo interno. Viste le mie esperienze passate non certo stimolanti, ero molto curioso. Un ambiente lavorativo stimolante era davvero possibile? Quando firmai il contratto, il responsabile delle risorse umane mi disse che il sabato successivo sarei dovuto andare a un evento di team building.

Mi dissero di vestirmi sportivo. Ero confuso, non avevo idea di cosa si trattasse. “È una sorpresa,” mi disse il mio nuovo responsabile, “vedrai che sarà un’esperienza bellissima, ti piacerà!”
Al sabato c’erano tutti i componenti dell’azienda, dal proprietario, passando per il Ceo fino ai responsabili delle pulizie. Due pullman ci portarono da Roma alle cascate delle Marmore.

Durante il viaggio ci venne detto di che quest’attività stimolante e adrenalinica avrebbe prodotto un ormone chiamato ossitocina, definito anche l’ormone dell’amore, che stimola le relazioni interpersonali e la collaborazione di gruppo.

Io ero abbastanza preoccupato perché non conoscevo nessuno e non volevo fare brutta figura ancor prima di iniziare.
Mi fecero indossare un giubbotto galleggiante, un caso protettivo e mi diedero un remo. Poi venni inserito nel secondo gruppo.

Non c’erano divisioni per settori, anzi in ogni gruppo c’erano persone che svolgevano ruoli diversi, dal dirigente all’impiegato fino ai collaboratori esterni come me

Non ho mai vissuto niente del genere. Tutti remavamo insieme per arrivare alla fine della cascata senza incidenti. Era incredibilmente faticoso, ma ebbi una scarica di adrenalina incredibile. Eravamo in sei, ma tutti remavamo nella stessa direzione, comunicando tra noi e aiutandoci a vicenda. Tutti uniti per un unico scopo. Pazzesco!

Una volta arrivati alla fine della cascata, ero eccitatissimo, parlavo con tutti e mi sentivo parte di un tutto più grande di me. Vedevo il proprietario parlare con il responsabile della reception, l’amministratrice abbracciare l’elettricista.

A pranzo tutti a ridere e a ricordare l’esperienza vissuta insieme. Al termine della giornata conoscevo il nome di tutti e non vedevo l’ora che arrivasse il lunedì per rivedere quelle persone meravigliose e lavorarci insieme.

Ma che cos’era successo?

Avevamo fatto un’esperienza di team building. Avevamo costruito un gruppo, un’entità dove la somma degli individui dava vita a qualcosa di più grande e, soprattutto, del quale tutti si sentivano parte integrante.

Fu l’inizio di un’esperienza professionale, e soprattutto umana, incredibile, a tal punto che, nonostante siano passati molti anni e la mia collaborazione si sia conclusa, sono rimasto in contatto con tantissimi colleghi diventati miei amici. La radice di questi rapporti risiede in quell’esperienza incredibile che ci legò tantissimo, ovvero il team building.

 

Che cos’è il team building

Ma vediamo nel dettaglio cos’è il team building e cosa lo rende così importante per la vita di un’azienda.

Team building letteralmente significa “costruire una squadra”. Questa metodologia è stata sviluppata negli anni 40 del secolo scorso dal pedagogo tedesco Kurt Hahn, che fondò la prima scuola di formazione esperienziale ad Aberdovey, in Galles.

Alle origini del team building c’è una ricerca condotta dallo psicologo Elton Mayo negli anni ’20 che mostrava come la produttività dei lavoratori di un’azienda di telefonia migliorasse in relazione alla considerazione e all’attenzione riservata dai responsabili ai membri del team.

Uno dei più grandi problemi all’interno delle aziende risiede proprie nelle dinamiche aziendali che, se non curate con attenzione, possono creare malumori, dissapori che finiscono per incidere sull’efficacia produttiva dell’azienda finendo inevitabilmente per impattare negativamente sul profitto.

In molte aziende “illuminate” si investe molto sul team building per stimolare relazioni positive tra i colleghi e per far sentire tutti i componenti dell’azienda come parte di un unico gruppo.

Regole per un team building efficace

Ci sono varie scuole e metodologie diverse, qui vorrei elencare quella cornice all’interno della quale posizionare team building efficace.

Ecco alcune regole:

1. Tutti devono essere coinvolti: gli obiettivi del lavoro aziendale devono essere condivisi con tutti i collaboratori per far sentire tutti e tutte importanti e determinanti nel raggiungimento degli obiettivi;

2. Definizione precisa dei compiti: i collaboratori devono essere messi in condizione di sapere precisamente quali sono le loro mansioni, eliminando ogni elemento di confusione e, soprattutto, non lasciando spazio a zone grigie che possono dar vita a incomprensioni;

3. Uguaglianza asimmetrica: ovviamente i leader, ossia il proprietario, il CEO e i manager, sono situati sui gradini più alti della gerarchia aziendale, tuttavia per far funzionare al massimo il processo produttivo, è importante che questa scala, necessaria in alcune realtà per motivi strutturali, non venga avvertita come una distanza dai collaboratori, mantenendo sempre una comunicazione coinvolgente, empatica e assertiva.

Il collaboratore sarà motivato e felice sul posto di lavoro quando si sentirà valorizzata la sua professionalità dai superiori e quando si sentirà coinvolto nelle dinamiche aziendali. Al contrario, se si sentirà solo un mero esecutore di ordini, si sentirà svilito e demotivato.

4. Non esistono critiche, ma solo feedback: tutti possono commettere errori, per distrazione, incapacità o, semplicemente, a causa di una giornata storta. I problemi possono nascere quando la reazione a questi errori è di natura distruttiva, ovvero quando la reazione all’errore sfocia nell’umiliazione, nella denigrazione personale.

Questo non fa altro che creare sfiducia in sé stessi e paura di sbagliare di nuovo, alimentando la demotivazione. Con una critica costruttiva che parte dal riconoscimento delle qualità del dipendente e fornendo dei feedback che indicano la via giusta per la corretta esecuzione del lavoro, la possibilità che l’errore si ripeta si riduce.

5. Valorizzare le potenzialità: ogni persona ha delle qualità, delle doti che lo rendono unico. Il team building è fondamentale perché consente di analizzare le doti di ognuno, permettendo così ai leader di scegliere come massimizzare le qualità dei collaboratori come un allenatore di calcio che decide, sulle basi delle caratteristiche dei propri calciatori, qual è la migliore posizione in campo dei suoi ragazzi.

Come in una società di calcio, ogni componente è fondamentale per raggiungere i risultati.

Dal presidente e i dirigenti che si occupano di garantire la solidità economica del club, all’allenatore e lo staff tecnico, ai calciatori, al reparto marketing passando per i magazzinieri, giardinieri, staff medico e via di seguito, tutti sono fondamentali per il successo del club.

Se valorizzati e coinvolti, tutti i collaboratori saranno motivati a seguire l’obiettivo del club, sentendolo proprio. In caso contrario, ci si concentrerà solo sulla propria mansione e la si svolgerà senza particolare entusiasmo al fine di ottenere la paga mensile.

Costruire un team di lavoro, partendo dalla conoscenza personale di ogni singolo collaboratore e facendolo sentire parte di un gruppo, si può fare in tanti modi: dal rafting al paintball, dal calcetto alla cena. Non è importante cosa viene fatto, ma è importante creare sintonia e sinergia tra tutti.

Ciò porterà non solo a un maggiore benessere dei collaboratori, ma anche a una loro maggiore produttività e fedeltà all’azienda e, di conseguenza, a un maggiore profitto.

Se un attaccante si sente parte di una squadra, si metterà a disposizione dei compagni aiutando anche in difesa se serve, se non si sentirà parte allora si chiederà: “ma chi me lo fa fare di correre avanti e indietro?” e questa è la strada sbagliata.

Si è sempre in tempo per iniziare un efficace percorso di team building, per creare un gruppo di lavoro coeso e motivato in grado di aumentare l’efficienza, la produttività e il benessere, anche privato, di tutti i componenti dell’azienda.

Il team building non è solo un orpello, ma è l’investimento più importante che puoi mettere in atto per la tua azienda.

Patrick vom Bruck
Patrick vom Bruck